una delle copertine più belle che abbia mai visto
a parte tutto, Sky Ferreira è meravigliosamente bella

non ha tanto senso la logica dei pezzi singoli quando si ragiona nell’ottica di un disco in vinile, e di conseguenza tutto un discorso relativo alla qualità del suono / necessità di comprimere i file per essere contenuti in superfici portatili si perde; e così anche il concetto di pezzo singolo in sé come forma d’arte è meno rilevante in confronto al disco nella sua interezza, mentre ora è pratica comune -nemmeno sbagliata, nella musica di adesso- fare selezioni all’interno di un album, scartando completamente alcune canzoni e salvandone altre, ‘erigendole’, elevandole a uno status superiore, il che probabilmente svaluta molto il lavoro “dietro”, il processo creativo, e porta forse, come risposta da parte degli artisti, al tentativo di fare la canzone bella, non tanto il disco, o comunque a fare un ragionamento più deduttivo che induttivo, ossia: fare il disco in funzione delle singole canzoni e non le canzoni come semplice suddivisione del disco. il disco in toto dovrebbe essere un’esperienza, chi riesce, anche oggi, nonostante tutto, a fare una cosa del genere, fa meglio di chi riusciva prima proprio perché adesso la mentalità è cambiata e probabilmente il lavoro sul singolo pezzo, forte dei ragionamenti da anni 2000 appena fatti, sarà anche stato migliore.

inoltre tutto questo dopo aver ascoltato un’intervista di mezz’ora a Mike Dean, che è sempre fattissimo e parla un inglese-americano tutto biascicato e incomprensibile, e sembrava avesse meno voglia di vivere di chiunque sulla faccia della terra; lui, che fa il lavoro più bello del mondo con l’artista migliore del mondo.

per esempio, il bridge di Born To Run bisognava sentirlo dal vivo in un qualsiasi concerto di Springsteen negli Stati Uniti e poi penso si potesse pure morire. intanto più su di così non si può andare nella vita

nostalgia improvvisa, come quegli odiosi adolescenti che vorrebbero vivere negli anni 70.


 Monopoli. Italia.